Paganesimo e cristianesimo in Tolkien

Le due tesi a confronto

Copertina

di Errico PASSARO e Marco RESPINTI
Roma, 2004, Il Minotauro
ISBN: 88-8073-084-3
Br, dim. [hxl]: 215x140, pagine: 210, prezzo: € 14,50
Copertina: Maurizio Bagliani



Note di copertina

Al di là dello strepitoso successo de Il Signore degli Anelli in versione cinematografica, la grande scoperta che oggi appassiona ed affascina anche il pubblico un tempo non interessato è proprio il travolgente risvolto ideale e il profondo retroterra religioso contenuto nell'immaginario del grande scrittore inglese.
Avvalendosi anche di autografi e scritti mai tradotti in italiano, due fra i massimi esperti nazionali di Tolkien affrontano una delle tematiche certamente più scottanti e coinvolgenti della "subcreazione" tolkieniana: quella del (vero o presunto) contrasto fra la cattolicità indiscussa dell'autore e la (apparente) assenza dell'elemento cristiano nelle sue opere, ove al contrario spiccano a prima vista contenuti della tradizione pagana.
Ponendo a confronto le due tesi, in questo prezioso volume si mette "il coltello nella piaga" di una diatriba ideologica e spirituale ancora oggi irrisolta, fornendo al lettore un contributo finora assente nella pur vastissima letteratura critica tolkieniana.


Indice

    Il paganesimo in Tolkien
    di Errico Passaro
    
    Premessa
    PARTE PRIMA - Il testo
    Capitolo primo      Storia
    Capitolo secondo    Destino
    Capitolo terzo      Religione
    Capitolo quarto     Magia
    Capitolo quinto     Morte
    Capitolo sesto      Eroismo
    Capitolo settimo    Giustizia
    PARTE SECONDA - La vita
    PARTE TERZA - L'ideologia
    PARTE QUARTA - Tolkien cristiano
    Conclusioni
    
    Tolkien cristiano, Tolkien cattolico
    di Marco Respinti
    
    Premessa
    PARTE PRIMA - Cattolicesimo vissuto
    I.    Il sacrificio di Mabel
    II.   Fede e fiabe
    III.  La longa manus del cardinale Newton
    PARTE SECONDA - Su e giù per il Legendarium
    I.    Neopaganesimo e neofascismo?
    II.   Dalla cavalleria a Boromir di Gondor
    III.  Latens deitas
    IV.   Cairologia, ovvero "tempo forte"
    V.    Il manicheismo inesistente
    VI.   A proposito di "tradizionalismo"
    VII.  Gli dèi, governatori angelici in nome del Dio unico
    VIII. Gesta Dei per lusitanos
    IX.   Magia & dintorni
    X.    Dove si parla di Gandalf e degli Istari
    XI.   La Luce degli anglosassoni
    XII.  Allegoria e simbolo
    XIII. L'eucatastrofe
    XIV.  Per una prima conclusione

Il commento di Cla

COMMENTO: il tema del libro oltre ad essere una vexata quaestio (fin dalla sua prima apparizione Il Signore degli Anelli ha prodotto letture sia marcatamente cristiane che esplicitamente pagane o a-religiose), è in ogni caso decisivo ai fini della piena comprensione dell'opera tolkieniana. Il testo si presenta come un volume unico, ma in realtà è composto da due parte ben distinte, scritte dai due autori in maniera affatto indipendente. Nella prima il Passaro sostiene la tesi del "Tolkien pagano", mentre nella seconda Respinti argomenta a favore di Tolkien come scrittore eminentemente cristiano. Il Passaro afferma la sua tesi chiedendosi: "Tolkien è cristiano nell'atto di scrivere Il Signore degli Anelli? La risposta è sì, se si considera ogni atto demiurgico dell'uomo come un pallido riflesso della creazione. La risposta invece è no se considera la creazione de Il Signore degli Anelli come un tributo esclusivo alla religiosità cristiana" [p. 76]. E ancora: "ne Il Signore degli Anelli c'è posto con uguale dignità sia per la concezione pagana che per la concezione cristiana della vita. Tuttavia a noi sembra che nella sua opera siano più rilevanti le inequivocabili tracce della religione più antica" [p. 108] e tali tracce sono per Passaro: l'esistenza di un Pantheon in cui le gerarchie si modellano su un'identità di forma e sostanza tra superiore/inferiore, la morale guerriera germanica, la personificazione della natura, la compresenza dell'umano e del divino nel mondo sensibile. D'altro canto Respinti sostiene l'interpretazione cristiana e cattolica dell'opera tolkieniana basandosi prima di tutto sulla biografia, e quindi sui "tradizionali" argomenti delle date nel Signore degli Anelli (25/12: data della partenza della Compagnia da Rivendell e giorno del Natale del Signore; 25/3: data della distruzione dell'Anello nonché dell'Annunciazione e del concepimento di Gesù) e via dicendo.

PREGI: viene toccato uno dei temi più affascinanti e "misteriosi" dell'opera tolkieniana, dalla cui comprensione dipendono letture diametralmente opposte del nostro autore, le quali possono andare da un estremo (ad es. la fondazione di una nuova religione tolkieniana) all'altro (la visione del Signore degli Anelli come allegoria del cristianesimo). I due autori non cadono mai in tali esagerazioni e riportano con chiarezza e onestà i motivi che a loro avviso fanno propendere per l'una o l'altra lettura.

LIMITI: Il libro si presenta unitario, ma in realtà tra le due parti non c'è reale comunicazione. Passaro nel suo intervento fa qualche accenno al suo "avversario", mentre Respinti ignora quasi completamente la prima parte del libro. Quanto al problema che viene esaminato, a mio avviso la stessa questione è mal posta, in quanto tra pagano e cristiano non vi è un rapporto antitetico, ma piuttosto di "conservazione", nel senso che il cristianesimo non cancella il paganesimo, ma ne assume la sua parziale verità: in questo senso il mondo del LOTR è evidentemente pagano, non fosse altro perché è ambientato in un'epoca pre-cristiana, e tuttavia non è "fuori" dal cristianesimo, in quanto in nuce si possono intravedere elementi che poi saranno conservati e "inverati" dal Vangelo: tra questi il conflitto bene/male, l'amore per gli amici, il sacrificio per gli altri, la storia come una lunga sconfitta. Inoltre, nessuno degli autori cerca di dare una definizione il più possibile "univoca" dei concetti di "cristiano" e "pagano", il che rende le tesi sostenute poco "scientifiche".


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