La spada e il labirinto

Meraviglioso e fantastico ne «Il Signore degli Anelli»

Copertina seconda edizione Copertina prima edizione

di Marco PAGGI
Prefazioni di Ezio Rovida e Paolo Aldo Rossi
Genova, 1990, ECIG (Nuova Atlantide)
ISBN: 88-7545-363-2
Br, dim. [hxl]: 210x145, pagine: 160, prezzo: Lire 15000
Copertina (prima edizione): dal volume «fate»
Copertina (seconda edizione): Eremo di S.Galgano - la spada del santo



Note di copertina

«IL SIGNORE DEGLI ANELLI» è certo un insieme di labirinti, alcuni palesi e gioiosi, altri affioranti da un'apparente semplicità, altri infine decisamente ctonii. Essi aprono i loro recessi a chi, come l'Autore, armato della spada del discernimento, penetra nei meandri inesplorati alla ricerca di nuovi tesori.
E questi, riportati alla luce, svelano quella miscela inimitabile di banale e di sublime che costituisce il fondamento stesso del mito.
Un libro essenziale, che aggiunge una dimensione nuova alla comprensione di Tolkien e dell'immaginario contemporaneo.


Indice

    In ricordo di Marco Paggi
    Prefazione alla seconda edizione
    Nota
    
    1. Considerazioni di carattere molto generale
    2. La labirintica Spada di John Ronald Reuel Tolkien
    3. Moralità, Autorità, Silenzio
    4. Interferenze tra parole e cose: un complesso problema esegetico
    5. Come cavarsi dal fango di una palude
    6. "Notti nere", "freddi glaciali", "erbe verdi": l'epiteto, primo gradino dell'orizzonte stereotipico del Lord of the Rings
    7. Lo stereotipo visivo e le risonanze simboliche
    8. Il Lord of the Rings e l'Archetipologia Antropologica
    9. I loci communes nel Lord of the Rings: una vera e propria topica tolkieniana?
   10. Paesaggi: il locus amoenus, le selve spaventose e scure, i luoghi neri mordoriani
   11. "La sociologia del sovrano mago e guerriero"
   12. Eroi vecchi e nuovi
   13. Le Armi degli Eroi: tra berserk e Kitsch
   14. Tra il troppo noto e il del tutto ignoto: il mito
   15. Al di là del behaviorismo: il comportamento cerimoniale
   16. La dimensione cerimoniale assente: il denaro
   17. Il dono, modello economico aristocratico
   18. Modelli alternativi (e sospetti) di autorità: una critica alla democrazia?
   19. Autorità carismatica: tra il sogno dell'Età dell'Oro e l'incubo della Storia
   20. Il formicolante e sordido mondo sociale mordoriano
   21. L'Età dell'Oro ci attende nel futuro o l'abbiamo perduta nel passato?
   22. Amori e matrimoni
   23. Meglio il sesso o il cricket?
   24. Il catalogo dei mostri
   25. Un labirinto "provinciale"
   26. Le gerarchie superiori del Male: i Nazgûl
   27. Le alte gerarchie del Male: Sauron in persona
   28. Un mostro femmina in forma di enorme ragno: Shelob
   29. L'escrementizio travestito nel Lord of the Rings
   30. Le modalità della malattia e della guarigione
   31. Cibi simbolici e cibi allegorici
   32. L'orripilante gastronomia degli Orchetti e l'estatica culinaria elfica
   33. Anche qui, il crudo e il cotto
   34. Paradossi zoologici, alimentari e botanici
   35. Gli "elementi circostanziali" tolkieniani: una duplice funzione
   36. Il fantastique di Todorov e il "perturbante" (Das Unheimliche) di Freud
   37. La "perturbazione fantastica" di J.R.R.T.
   
   Indici
   Indice dei Nomi
   Indice delle Cose Notevoli
   Indice dei Nomi Tradotti
   Note

Il commento di Cla

COMMENTO: Il libro è forse tra i migliori contributi critici scritti in Italia su Tolkien, anche se la sua diffusione e conoscenza non è, per ora, tanto diffusa quanto meriterebbe. Diversamente da tanti saggi che altro non sono che meri elenchi di citazioni dai testi tolkieniani, condite con qualche riflessione personale, il volume ha un criterio interpretativo globale dell'opera, che è raffigurato dalle immagini della spada e del labirinto. Come spiegato nei capitoli iniziali, la mitologia della Terra di Mezzo da un lato si può "penetrare" attraverso la spada, che divide in maniera chiara e dicotomica gli elementi che la compongono in buoni/cattivi, belli/brutti. E tuttavia l'universo tolkieniano non è così semplicistico come appare: a ben guardare questo è infatti un vero e proprio labirinto (di razze, di lingue, di luoghi, di cronologie) e quindi un qualcosa di "pericoloso" in cui solo la spada permette di uscirne senza perdersi. Per questo l'autore parla della "labirintica spada" di Tolkien.
Da questa visione d'insieme, suggestiva ma soprattutto efficace e corretta, l'autore passa poi a esaminare vari aspetti della terra di mezzo: dalle strutture "topiche" (l'eroe, il viaggio, il ritorno ecc...) che però inserite nel labirinto non divengono mai banali stereotipi, alle strutture sociali e di potere (le cerimonie, i diversi tipi di auctoritas, ecc...), fino alla concezione dell'amore e del sesso.
Per queste analisi Paggi usa come "metodo di lettura" il metodo simbolico, attraverso il quale, nei vari elementi dell'universo, oltre al loro senso "letterale" si scorge anche un significato differente e più profondo. Peccato che tale ulteriore significato, spesso e volentieri, risulta essere un qualcosa di totalmente aggiunto dall'autore, che nulla c'entra col con-testo in cui tale elemento è descritto.

PREGI: il libro offre al lettore un criterio globale di lettura dell'opera tolkieniana (la "labirintica spada"). Inoltre, l'analisi di alcune tematiche è davvero profonda e interessante. Tra le altre, vorrei segnalare le analisi dell'autorità e dell'aspetto cerimoniale (in specie quello funebre) presenti nell'universo tolkieniano.

LIMITI: a mio modesto avviso, il metodo simbolico usato dall'autore lo porta a volte fuori strada. Come esempio di tale equivocazione vorrei ricordare le pagine dedicate all'analisi simbolica dei cibi [!!], che portano l'autore a vedere nel pesce mangiato da Gollum un simbolo dell'impoverimento spirituale a cui va incontro Smeagol, e nelle minuziose descrizioni del coniglio cotto da Sam un rimando al bene al familiare: "La predilezione di Gollum per il pesce crudo e il disgusto che egli manifesta per i cibi elfici [...] ci autorizza a ipotizzare due equivalenze: cotto = buono e crudo = cattivo" [p. 113]. In realtà, se si vuol stare "dentro" all'universo tolkieniano, la spiegazione di questa predilezione non ha nulla di così "metafisico": semplicemente Smeagol apparteneva agli hobbit Sturoi che, diversamente da quelli della Contea, avevano un rapporto positivo con l'acqua e la pesca.


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