Invito alla lettura di Tolkien

Copertina

di Emilia LODIGIANI
Milano, 1982, Mursia (Invito alla lettura sezione straniera 39)
ISBN: 88-425-0275-8
Br, dim. [hxl]: 170x110, pagine: 205, prezzo: Lire 10000
Copertina: (non attribuita)



Indice

    Cronologia
    
    I. La vita
    
    II Le opere
        Albero e foglia
        Tre divertimenti
        Lo Hobbit
        Il Signore degli Anelli
        Il Silmarillion
        Racconti Incompiuti, Racconti Ritrovati, Racconti Perduti
        
     III Temi, motivi e fonti
     
     IV La critica
     
     V Nota bibliografica
     
     Indice dei nomi
     
     Indice delle opere di Tolkien

Il commento di Cla

COMMENTO: Riletto a distanza di 20 anni dalla sua pubblicazione (e dalla mia prima lettura) il volume conserva ancora intatta la sua validità. La serietà dell'opera e la competenza dell'autrice fanno sì che il libro, allo stato attuale delle cose, sia ancora uno dei migliori volumi italiani scritti su Tolkien. Certo, come dice il titolo, è un "invito alla lettura", dunque un libro introduttivo; e tuttavia alcune parti sono tra le pagine più belle scritte dalla critica italiana. Onore alla Lodigiani, ma anche demerito di tanti volumi buttati sul mercato e scritti senza la sufficiente perizia e competenza, quasi che Tolkien sia un autore facile ed abbordabile subito dopo la prima (magari fugace) lettura delle sue opere.

PREGI: Il pregio maggiore che permea ogni pagina del volume è la competenza e scientificità con cui l'autrice spiega e motiva i principali cardini dell'opera tolkieniana. Ecco di seguito alcuni punti che meritano una particolare segnalazione positiva:

LIMITI: L'autrice resta ancora legata a un'interpretazione "simbolica" delle opere di Tolkien. In breve, una tale impostazione dapprima cerca negli elementi del racconto un altro significato nascosto a cui questi rimanderebbero; e quindi, alla luce di tali rimandi, cerca di dare un'interpretazione globale dell'opera. Ma in tal modo si perde di vista la storia e l'intreccio degli elementi e dei personaggi, che invece per Tolkien hanno vita quasi autonoma, e il significato universale di cui certo sono "personificazioni" non può essere colto se prima non si seguono con attenzione le complesse vicende di cui sono protagonisti. Un solo esempio di tale lettura: "La ricerca di un oggetto, il viaggio, l'unicità dell'eroe che riesce nella missione e le prove: lette metaforicamente ciascuno di essi evoca un'immagine, una faccia del complesso poliedro che costituisce per ogni individuo la propria vita"[pag. 66].
Infine, non mi pare corretta l'interpretazione che l'autrice offre dell'Anello come un mezzo "malvagio": "[L'Anello] è quindi un mezzo, ma non neutro, bensì di natura maligna [...]. Tolkien non crede che il fine giustifica i mezzi, ma che i mezzi malvagi pervertono anche i fini buoni" [pag. 108]. "La rinuncia all'Anello non è quindi una rinuncia al potere, che nel mondo di Tolkien equivarrebbe a una fuga dalle proprie responsabilità (la strada di Aragorn infatti vi porta) ma è il rifiuto di arrivarvi con mezzi illeciti" [p. 110]. Come si vede, l'Anello viene inteso come un mezzo malvagio il cui fine (il potere) è di per se buono. A mio avviso, invece, con Il Signore degli Anelli Tolkien vuol proprio dire che il potere (inteso come dominio sulle cose) in quanto tale è male, indipendentemente dalla fonte o dal fine per cui è usato. Se è così, non resta che rinunciare al potere, ovvero distruggere l'Anello.


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